
Chi segue un cantiere lo sa: un’impermeabilizzazione raramente cede nel mezzo di una superficie. Il manto in piena campitura, se è stato posato sul supporto giusto e con lo spessore corretto, regge per anni. I problemi nascono ai bordi, attorno agli scarichi, davanti alle soglie, lungo i giunti e ovunque un materiale diverso interrompa la continuità dello strato impermeabile.
Sono i cosiddetti punti singolari, e nella maggior parte dei sopralluoghi che eseguiamo su infiltrazioni in edifici recenti l’origine del danno si trova lì. Questo approfondimento è pensato per imprese, progettisti e direzione lavori e affronta il tema dal punto di vista del cantiere: come si trattano i dettagli, quali errori si ripetono, che cosa controllare prima che arrivino le piogge più intense di fine autunno.
Punti singolari dell’impermeabilizzazione: dove e perché un sistema cede
Un punto singolare concentra in pochi centimetri tutte le sollecitazioni che il resto della superficie distribuisce su metri quadrati. L’acqua vi converge per effetto delle pendenze; i materiali diversi che si incontrano si dilatano in misura diversa con il caldo e con il freddo; spesso più lavorazioni, eseguite da operatori diversi e in momenti diversi, si sovrappongono nello stesso punto.
Per questo la tenuta dei punti singolari dell’impermeabilizzazione dipende in gran parte dalla sequenza delle lavorazioni e dalla cura con cui vengono eseguiti i raccordi. Una resina ad alte prestazioni applicata attorno a una bocchetta posata alla quota sbagliata non compenserà l’errore di quota. Un giunto progettato bene e riempito con un materiale rigido si fessurerà comunque.
La resina liquida ha un vantaggio concreto su questi dettagli: si applica senza sormonti né saldature, segue forme complesse e si raccorda in continuità con elementi di materiali diversi. Il vantaggio però si concretizza soltanto se il dettaglio è stato preparato a dovere, come vedremo caso per caso.
Bocchette di scolo e scarichi
La bocchetta di scolo è il punto in cui converge tutta l’acqua di una superficie. È anche, statisticamente, il punto singolare che si guasta più spesso.
Quota e pendenze
Il primo requisito è geometrico. La bocchetta deve trovarsi nel punto più basso della superficie, con il bordo della flangia leggermente ribassato rispetto al piano circostante, così che l’acqua vi scorra senza incontrare ostacoli. Una bocchetta anche solo pochi millimetri più alta del piano di posa crea un anello di ristagno attorno allo scarico, e l’acqua ferma è la condizione peggiore per qualsiasi raccordo. Le pendenze vanno verificate sul massetto prima dell’impermeabilizzazione, quando correggerle costa poco.
Raccordo fra flangia e manto
La flangia della bocchetta va pulita, sgrassata e trattata con il primer indicato per il suo materiale, che si tratti di metallo, PVC o altra plastica tecnica. Il manto in resina deve sormontarla per una larghezza sufficiente e, nei punti più sollecitati, viene armato con un tessuto sintetico di rinforzo che distribuisce le tensioni. Il bocchettone deve entrare nel pluviale con un innesto che non lasci passare l’acqua di ritorno quando il tubo è in carico.
Troppopieno e manutenzione
Su terrazzi chiusi da parapetti pieni e su coperture con un solo scarico, un troppopieno posizionato a una quota adeguata evita che una bocchetta ostruita trasformi la superficie in una vasca. È un accorgimento economico che andrebbe previsto in progetto. Allo stesso modo, una griglia parafoglie facilmente ispezionabile riduce il rischio di ostruzione nei mesi in cui gli alberi perdono le foglie.
Canalette e soglie
Davanti a portefinestre e accessi a raso il problema è opposto a quello degli scarichi: l’acqua va tenuta lontana da un punto che, per ragioni di accessibilità, si vorrebbe alla stessa quota del pavimento esterno.
Risvolti e quote delle soglie
Le norme di settore indicano altezze minime per i risvolti verticali dell’impermeabilizzazione sotto le soglie e lungo i muri perimetrali. Ridurle per ottenere un accesso a raso è possibile soltanto con accorgimenti che allontanino l’acqua dalla soglia, primo fra tutti una canaletta grigliata posta davanti al serramento e collegata a uno scarico.
Canalette a raso
Le canalette vanno inserite nel sistema impermeabile. Il manto in resina deve risvoltare dentro il corpo della canaletta o raccordarsi alla sua flangia perimetrale, e lo scarico della canaletta deve essere collegato in modo stabile. Una canaletta posata sopra la pavimentazione finita, con l’impermeabilizzazione che le passa sotto senza raccordo, raccoglie l’acqua in superficie ma lascia libero il percorso sotto il pavimento. Anche le canaline per fili e cavi che attraversano terrazzi e balconi rientrano in questa logica: ogni corrugato che attraversa lo strato impermeabile va raccordato con un manicotto o con un collare in resina.
Giunti costruttivi: come si comportano e come si trattano
I giunti costruttivi esistono per permettere alla struttura di muoversi. Trattarli come fessure da chiudere è l’errore più comune che incontriamo.
Giunti diversi, movimenti diversi
I giunti di dilatazione separano porzioni di struttura che si muovono in modo indipendente per effetto della temperatura, dei carichi o degli assestamenti. I giunti di frazionamento dei massetti servono a controllare il ritiro e a evitare fessure casuali. Le riprese di getto sono semplici interruzioni del calcestruzzo, spesso poco visibili e altrettanto spesso vie d’acqua. Ognuna di queste discontinuità richiede un trattamento specifico, che dipende dall’ampiezza del movimento atteso.
La sequenza corretta
Su un giunto di dilatazione il trattamento prevede la pulizia delle sponde, l’inserimento di un fondo giunto che limiti la profondità del sigillante e impedisca l’adesione sul fondo, l’applicazione di una banda elastica o di un materiale in grado di assorbire il movimento e infine il raccordo con il manto in resina ai due lati. Il sistema deve poter lavorare: un giunto riempito di malta o di resina rigida si fessura al primo ciclo termico importante. Sui giunti affrontiamo spesso anche il ripristino di sigillature esistenti, secondo la procedura descritta nell’articolo su come funziona il risanamento dei giunti di costruzione.
Gli spigoli fra orizzontale e verticale
Un caso particolare di discontinuità è l’incontro fra il piano del terrazzo e i muri che lo delimitano. Lo spigolo vivo a novanta gradi è un punto in cui il manto tende ad assottigliarsi e a staccarsi, perché la resina, come qualsiasi materiale applicato allo stato liquido, cola dallo spigolo e lo lascia scoperto. Per questo si prepara lo spigolo con una sguscia, cioè un raccordo arrotondato in malta o in stucco a base di resina, e si arma la fascia di raccordo con tessuto. Lo stesso accorgimento vale attorno ai piedi dei parapetti, alle basi dei pilastri e agli spigoli dei muretti. È un dettaglio che richiede pochi minuti per metro lineare e che evita buona parte dei distacchi perimetrali.
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Il raccordo fra lattoneria e resina
Scossaline, converse, coprimuro e gocciolatoi chiudono l’edificio dove l’impermeabilizzazione finisce. Il raccordo fra lattoneria e resina è uno dei dettagli in cui più spesso i due mestieri si passano il testimone senza coordinarsi.
Compatibilità dei materiali
La resina aderisce bene a molti metalli, fra cui acciaio inox, alluminio, rame e lamiera zincata, a condizione di preparare la superficie e di usare il primer indicato dal produttore per quel metallo. Una lamiera appena posata conserva spesso oli di laminazione che vanno rimossi; una lamiera ossidata va pulita meccanicamente. Senza questa preparazione l’adesione è apparente e cede con le prime escursioni termiche.
Dilatazione e fissaggi
Il metallo si dilata con la temperatura molto più del calcestruzzo e della muratura. Un profilo di lattoneria lungo diversi metri, esposto a sud, si allunga e si accorcia ogni giorno, e il raccordo con la resina deve assorbire questo movimento. Per questo si prevedono giunti di dilatazione anche nella lattoneria, si evitano i fissaggi passanti nella zona di raccordo e si armano con tessuto le fasce di sovrapposizione. Quando lattoneria e impermeabilizzazione sono affidate allo stesso operatore, la sequenza si governa più facilmente; quando le lavorazioni sono separate, conviene definire in progetto chi esegue il raccordo e in quale momento.
Controtelai e manicotti
Controtelai
Il controtelaio è l’elemento su cui si decide la tenuta del perimetro dei serramenti. Va posato prima dell’impermeabilizzazione del terrazzo, in modo che il risvolto del manto possa raccordarsi alla sua base e salire lungo i montanti per l’altezza necessaria. Se il serramento viene montato dopo, il raccordo fra controtelaio e muratura resta protetto; se invece l’impermeabilizzazione si esegue a serramento già posato, la tenuta finisce per dipendere da una sigillatura esterna esposta alle intemperie.
Manicotti e passaggi degli impianti
Tubazioni di scarico, colonne di ventilazione, pali di sostegno, tiranti, corrugati elettrici: ogni elemento che attraversa lo strato impermeabile richiede un manicotto o un collare raccordato al manto. Il raccordo si esegue attorno all’elemento pulito e primerizzato, con una fascia di resina armata che risvolta in verticale per alcuni centimetri. Quando i passaggi sono molti e ravvicinati, è preferibile raggrupparli già in fase di progetto, perché lo spazio fra due tubazioni troppo vicine rende difficile qualsiasi raccordo. Questi dettagli sono al centro del nostro servizio dedicato a giunti costruttivi, controtelai, canalette e manicotti.
Gli errori che emergono più spesso in sopralluogo
Nei sopralluoghi su infiltrazioni in edifici recenti ritroviamo con regolarità gli stessi difetti. Li elenchiamo perché quasi tutti si possono evitare in fase di progetto o durante l’esecuzione:
- bocchette posate più alte del piano di scorrimento, con ristagno permanente attorno allo scarico;
- risvolti troppo bassi sotto le soglie, senza canaletta di protezione davanti al serramento;
- giunti di dilatazione riempiti con materiali rigidi o semplicemente coperti dalla pavimentazione;
- canalette appoggiate sulla finitura e non raccordate allo strato impermeabile;
- lattoneria fissata con viti passanti attraverso la zona di sovrapposizione con la resina;
- tubazioni e corrugati aggiunti dopo l’impermeabilizzazione, forando il manto senza ripristinarlo;
- sigillature esterne usate al posto del raccordo, che dopo qualche stagione si staccano per effetto del sole e del gelo.
Molti di questi errori nascono da un problema di sequenza. Chi posa la pavimentazione, chi monta i serramenti e chi installa gli impianti lavora spesso dopo l’impermeabilizzazione, senza sapere quali punti vanno rispettati. Una breve riunione di coordinamento prima delle finiture evita buona parte dei ripristini successivi.
Le verifiche da fare prima delle piogge di fine autunno
Per edifici in costruzione, appena consegnati o in gestione, ottobre è il mese giusto per un controllo mirato dei punti singolari. Le verifiche principali sono queste:
- pulizia di bocchette, pluviali, canalette e troppopieni, con controllo della libera uscita dell’acqua;
- ispezione visiva dei raccordi attorno a scarichi, manicotti e passaggi di impianti, cercando distacchi e fessure;
- controllo dei giunti, con attenzione alle sigillature fessurate o staccate dalle sponde;
- verifica della lattoneria: fissaggi, sovrapposizioni, stato del raccordo con il manto;
- osservazione delle superfici dopo una pioggia, per individuare zone di ristagno che indicano pendenze insufficienti.
Dove si trovano difetti, conviene intervenire prima del gelo. Un raccordo aperto in autunno lascia entrare acqua che d’inverno, gelando, allarga la fessura e solleva il rivestimento. Il confronto fra sistemi diversi su queste zone di dettaglio è trattato anche nell’articolo su resina o guaina bituminosa.
Il contributo del posatore in fase di progetto
Molti dettagli si risolvono meglio sul disegno che in cantiere. Coinvolgere il posatore quando si definiscono quote, pendenze e posizione degli scarichi permette di prevedere lo spazio per i risvolti, scegliere bocchette con flange compatibili con il sistema e concordare la sequenza delle lavorazioni con lattoniere, serramentista e impiantisti.
Sui cantieri residenziali in cui abbiamo lavorato, come quello della Residenza Al Tiglio, la resina liquida è stata scelta proprio per la capacità di risolvere in continuità dettagli complessi: raccordi fra superfici orizzontali e verticali, passaggi di impianti, zone in cui le membrane in teli avrebbero richiesto numerosi tagli e sovrapposizioni. Nei casi in cui lo strato impermeabile resta coperto dalla pavimentazione, i dettagli si eseguono con resina non a vista per dettagli costruttivi; dove invece la resina resta in superficie, come su balconi e scale, si lavora con impermeabilizzazioni in resina a vista.
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Una superficie impermeabile vale quanto il suo dettaglio più debole. Dedicare tempo a bocchette, canalette e giunti, in progetto e in cantiere, è il modo più sicuro per consegnare un’opera che non torni a chiedere interventi dopo il primo inverno.
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